Giu 202016
 

Il parallelo che sto per fare potrà sembrare un’eccessiva semplificazione ma forse può aiutare a rendere l’idea di quanto sottovalutiamo l’organo forse più maltrattato del nostro corpo, l’intestino.

A look inside, pasta madre, lievitazione naturale, flora intestinaleFoto di lauri koski. Licenza Creative Commons

L’estate scorsa la mia pasta madre si è ammalata, probabilmente perché ci sono stati cambiamenti nel suo “ambiente abituale” che hanno alterato l’equilibrio tra le specie di batteri e lieviti che la compongono. I cambiamenti possono avere riguardato per esempio la temperatura (faceva caldissimo!), il grado di umidità dell’aria, l’acqua, le farine utilizzate, ecc. L’avrò anche sottoposta ad uno stress aggiuntivo facendola viaggiare in treno diverse volte. Ormai è abituata agli spostamenti ma in quel periodo ho forse esagerato un po’. Una sera l’ho tirata fuori dal frigo per rinfrescarla e ho notato che aveva cambiato leggermente colore e odore. Evidentemente qualche microrganismo aveva preso il sopravvento sulle altre specie normalmente presenti oppure era avvenuta una contaminazione da parte di batteri, funghi o lieviti che non rientrano nella sua composizione abituale.

Nonostante il dispiacere e un po’ di senso di colpa -ho subito pensato di non essere stata abbastanza attenta a prendermene cura e di averla stressata troppo- ero sul punto di buttarla. Poi mi è venuto in mente di cercare prima in rete un eventuale protocollo per cercare di recuperarla. Ho messo insieme le informazioni raccolte su diversi siti e blog e ho tentato di salvarla, in fondo non avevo niente da perdere.

In pratica, prima l’ho lavata accuratamente, cercando di eliminare il più possibile la parte esterna. Fortunatamente il “cuore” mi sembrava ancora in buono stato. Per la piccola quantità apparentemente sana che mi è rimasta ho proceduto come faccio di solito per il rinfresco: l’ho sciolta in una quantità di acqua pura pari a metà del suo peso e l’ho impastata con un’uguale quantità di farina (o meglio, un mix di farine integrali macinate a pietra). Dopo un giorno di riposo a temperatura ambiente ho ripetuto l’operazione per due volte successivamente, ritrovando il profumo, la consistenza e il colore che aveva prima della disavventura. L’ho considerata guarita! Da allora continua a compiere egregiamente il suo lavoro. :-)

A look inside, pasta madre, lievitazione naturale, flora intestinale

Ora, quello su cui vorrei soffermarmi oggi non è tanto il protocollo per salvare la pasta madre quando si ammala; anzi, credo che in casi simili sia meglio non rischiare e chiedere a qualcuno che lo possegga una nuova porzione di lievito naturale dal quale ripartire, è molto più semplice e soprattutto meno rischioso per la salute. L’osservazione che mi ha fatto riflettere invece è il parallelo con quello che avviene nel nostro intestino, abitato da miliardi di microrganismi. Questa ricca ed eterogenea popolazione, essenzialmente composta da batteri e lieviti, è in continuo mutamento, influenzato prima di tutto dallo stile di vita di una persona: alimentazione, eliminazione, stress, atteggiamento nei confronti della vita, qualità dei pensieri, ecc.

Quando tutto procede correttamente (mangiamo bene, dormiamo bene, eliminiamo bene, viviamo in modo fisiologico, a contatto con la natura, ci esponiamo al sole e all’aria pulita, ecc.), la flora residente si mantiene in equilibrio dinamico, limitando l’iperproliferazione di microrganismi abitualmente presenti, che sono innocui in quantità moderata ma potrebbero diventare dannosi se presenti in eccesso, e impedendo l’attecchimento e la successiva proliferazione di altre specie potenzialmente patogene provenienti dall’esterno.

Finché creiamo e manteniamo un ambiente “sano” nel nostro intestino, non solo la flora che lo abita non ci darà problemi ma svolgerà anche tante funzioni essenziali per il nostro benessere psicofisico. Ormai sono sempre più numerosi gli studi scientifici che confermano il legame a doppio filo tra flora e digestione, flora e sistema immunitario, flora e sistema nervoso, flora e comportamento, flora e depressione…

Ma se non è così? Se non ci nutriamo correttamente, se non digeriamo bene, se i nostri organi emuntori sono maltrattati e diventano pigri, se dormiamo male e non abbastanza, se siamo stressati senza sosta, e quindi perdiamo forza vitale necessaria per ogni attività dell’organismo, cosa succede? Verosimilmente iniziano ad accumularsi nel tubo digerente sostanze di cui sono ghiotti batteri, funghi e lieviti anche diversi da quelli residenti. Se alcuni microrganismi si moltiplicano più di altri o, ancora peggio, se ospiti indesiderati vengono a nutrirsi allo stesso banchetto proliferando più di quelli “buoni”, ci si incammina verso una situazione di disbiosi intestinale (alterazione della flora autoctona), con tutte le conseguenze che questo comporterà. Perché? Perché da un lato perdiamo i benefici prodotti da una flora sana ed equilibrata; dall’altro lato, batteri, funghi, lieviti e altri microrganismi hanno una vita propria, mangiano, eliminano, producono sostanze di scarto, che possono aggredire e ledere i tessuti, in particolare la mucosa intestinale con la quale entrano in diretto contatto. Da filtro selettivo che era e che dovrebbe essere, la parete dell’intestino può trasformarsi in un “colino a maglie larghe”, lasciando passare molecole che invece dovrebbe trattenere ed espellere. Queste sostanze entrano quindi nel circolo sanguigno e nel circolo linfatico scatenando la reazione del sistema immunitario, che, giustamente, si mette in allarme perché attraverso il lavoro di attenta e continua sorveglianza delle sue sentinelle, individua sostanze che non dovrebbero essere presenti, non lì almeno. Insieme ad altre concause, questa situazione può rappresentare l’anticamera di numerose patologie in largo aumento: costipazione, sindrome del colon irritabile, iper-permeabilità intestinale, malattie infiammatorie, malattie autoimmuni, ecc.

Per nostra fortuna c’è anche una buona notizia! La buona notizia è che questo stato di cose non è irreversibile e tutto il sistema può tornare in equilibrio se si smettono le cattive abitudini e si ripristina un ambiente intestinale favorevole alla proliferazione dei microrganismi “buoni”, preziosi alleati della nostra salute. Ci sono tanti supporti esterni che possono venire momentaneamente in aiuto (prebiotici e probiotici, piante, lavaggi intestinali, cure disintossicanti appropriate e adattate ad ogni persona, ecc.), ma per ottenere risultati e benefici duraturi niente può prescindere dallo stile di vita nel suo complesso e dal concedere all’apparato digerente periodi di meritato riposo, un obiettivo che si può ottenere in vari modi. Uno dei metodi più efficaci per favorire il ripristino di una flora intestinale in equilibrio è il digiuno, che tuttavia deve essere adattato su misura individuale.

Un bel libro su questo argomento è “L’intestino felice” di Giulia Enders. L’autrice è un giovane medico tedesco che, partendo dall’osservazione della sua esperienza, spiega l’intensità della vita che brulica all’interno del nostro apparato digerente, senza che ce ne rendiamo conto. Pur fornendo informazioni tecniche precise e documentate la Enders utilizza un linguaggio chiaro, leggero e ironico che rende la lettura particolarmente piacevole e accessibile a chiunque, anche ai non specialisti del campo. Il testo è arricchito da bellissime immagini, disegnate dalla sorella dell’autrice.